IL FATTO QUOTIDIANO -
La defraudata scuola superiore si sta svegliando con appelli dei docenti che chiedono lo spostamento di un anno dellentrata in vigore della legge e altri che reagiscono
di Marina Boscaino
Devo educare i miei figli per vivere in un Paese civile o per vivere in Italia?: domanda non oziosa. Sabato, piazza del Popolo, uno dei tanti striscioni, un bel pomeriggio di democrazia, speranze, promesse.
Tra due settimane si chiudono le iscrizioni e le famiglie iscriveranno i figli nella prima classe di una scuola che non c'è. Infatti la riforma della superiore non è ancora legge e giuridicamente in Italia vigono ancora i vecchi ordinamenti: assenza di procedure legittime, dunque, e una serie di conseguenze.
L'ostinazione a far partire da settembre una riforma priva di riferimenti legislativi non è un progetto culturale, ma economico: più precisamente, risiede nella Finanziaria 2009, che determina una serie di tagli che non possono essere evitati, pena il fallimento della cura da cavallo per la scuola, che ci fu annunciata nell'estate 2008 e che si sostanzia in 7,6 miliardi di euro in meno tra il 2009 e il 2011. Rimandare è impossibile.
La persuasione mediatica agisce non solo dai Tg. Fate un giro sul sito del ministero: troverete un accattivante vademecum per studenti e famiglie, che racconta la riforma epocale, contravvenendo al principio di realtà, legittimità e soprattutto responsabilità civile e politica. Il profluvio di opuscoli che illustrano il nulla è incessante (ricordiamoci poi di chiedere il costo dell'operazione a chi ha tagliato 140.000 posti di lavoro). Parole che inverano realtà inesistenti: nel mondo vero, quello dei tagli, dell'edilizia scolastica fuorilegge, quello del miliardo di debito con le scuole italiane, che il ministero ha già annunciato che non verrà mai refuso, quello che precarizza esistenze a getto continuo, la musica è ben diversa dalle immagini patinate e rassicuranti: è il caos più completo, con le scuole che si vedranno costrette ad organizzare la proposta formativa e a fare i conti con il taglio delle cattedre e con il soprannumero degli insegnanti dopo la chiusura delle iscrizioni, ammesso che la Corte dei Conti non sollevi questioni e che Napolitano firmi. Quando cioè, secondo la legislazione (ancora) vigente, il testo sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e sarà legge.
Intanto la scuola superiore che finora ha svogliatamente e colpevolmente solo assistito alla costruzione della propria distruzione si sta svegliando: mozioni di collegi docenti che chiedono lo spostamento di un anno dell'entrata in vigore della riforma; altri che decidono di agire nella legalità e proporre gli ordinamenti ancora in vigore; comitati misti, docenti-studenti-genitori che organizzano contro-informazione, presìdi permanenti che coinvolgono anche le elementari, vittime fresche della prima ondata di tagli selvaggi.
L'avvio del riordino senza la conclusione dell'iter previsto comporta il modo improvvisato e dilettantesco con cui stanno riempiendo quell'abominio sociale, giuridico, economico e culturale che chiamano riforma. Manca il regolamento sulle classi di concorso, che verranno rivoluzionate, e che è ancora ben lontano dall'essere approvato: in sostanza le materie e i titoli che si devono avere per insegnarle.
La CM 18/2 che dà avvio alle iscrizioni è priva di presupposti legislativi, come si è detto inesistenti, essendo stata emanata prima dell'adozione definitiva dei regolamenti.
È per questo che la Cgil ha inoltrato ricorso al Tar del Lazio. La riforma viola l'autonomia delle scuole, alle quali vengono assegnati i nuovi indirizzi in modo automatico dal MIUR, senza che abbiano potuto presentare all'USR e alla Regione le loro motivate proposte, invadendo le competenze sulla definizione del piano dell'offerta formativa territoriale, prerogativa di provincia e Regione, mettendo in discussione il necessario legame fra scuola e ambito sociale in cui opera. Lo scippo di competenze perpetrato dal ministero ai danni delle regioni potrebbe essere oggetto di ricorso da parte, al momento, di Emilia Romagna, Marche, Piemonte e Toscana. Mancano gli obiettivi di apprendimento e moltissimo ancora. Solo quadri orario: questa è la loro riforma. Che vuol dire unicamente taglio, circa il 10% di tempo scuola in meno, con i conseguenti posti di lavoro.
Dismessi pedagogia, didattica, cultura, cittadinanza, emancipazione. Non dobbiamo stancarci di ripetere: tutti devono sapere quello che sia sta facendo, e come, alla scuola della Costituzione.
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mercoledì 17 marzo 2010
mercoledì 16 dicembre 2009
TAR E INFLUENZA A: IN CLASSE MASSIMO 25 ALUNNI
di A.G. La Tecnica della Scuola, 16.12.2009
Il Codacons non ha dubbi: i genitori non esitino a denunciare le scuole e i loro direttori per concorso in lesioni determinate dallo stato di malattia, e avviare le dovute azioni di risarcimento danni dinanzi al Giudice di pace.
Dal 15 dicembre un alunno che contrae l’influenza A in una classe frequentata da più di 25 alunni può chiedere i danni all’istituto scolastico attraverso una causa risarcitoria davanti al giudice di pace: la precisazione è del Codacons, che ha in questo modo commentato l’ordinanza emessa lo stesso giorno dalla la terza sezione del Tar del Lazio (presidente Speranza, relatore Brandileone) sul tema delle misure igieniche disposte dal ministero dell’Istruzione per far fronte all'ondata di influenza A nel nostro paese.
Secondo il Codacons vi sarebbero dei limiti alla circolare emessa dal ministero dell’Istruzione, di concerto con quello della Salute, appositamente per introdurre una serie di misure igieniche preventive. Nella stessa si raccomandava il lavaggio delle mani, l’allontanamento da scuola in caso di malattia e alcuni consigli per evitare i contagi in aule affollate. E su quest’ultimo punto, le classi cosiddette “pollaio”, il Tar, attraverso l’ordinanza ha escluso la possibilità di arrecare un danno grave ai ragazzi e alle loro famiglie: a patto però che “il numero massimo di alunni per ogni classe – hanno spiegato dal Tribunale regionale del Lazio - rispetti il limite stabilito dalle leggi vigenti (art. 5 del D.M. 26.08.1992; art. 12 della legge n. 820 del 1971), ossia 25 studenti per aula”. Per i giudici del Tar "il danno lamentato alla salute e i rischi di ammalarsi non sono gravi e irreparabili fermo restando il rispetto delle prescrizioni delle garanzie sanitarie e correlate agli aspetti strutturali/ quantitativi delle classi".
La conclusione, per il Codacons, è che qualora ciò non accada, soprattutto nelle classi iniziali delle superiori dove esistono non pochi gruppi-classe composti da 30 e oltre studenti, "se un bambino o alunno si ammala di influenza in una classe in cui, contrariamente a quanto dispone la legge, vi siano più di 25 alunni, sarà possibile chiedere i danni allo Stato senza alcun limite".
L’associazione invita quindi tutte le famiglie a segnalare (via internet direttamente all’avvocato Carlo Rienzi o contattando le sedi presenti sul territorio) "i casi di figli ammalatisi in classi ‘pollaio’ costituite da più di 25 alunni ciascuna, poichè per ognuno di questi casi potrà essere inoltrata denuncia contro le scuole e i loro direttori per concorso in lesioni determinate dallo stato di malattia, e avviare le dovute azioni di risarcimento danni dinanzi al Giudice di pace". Per i gestori delle casse dello Stato arriva così un’altra minaccia da cui difendersi. Continua a leggere!
Il Codacons non ha dubbi: i genitori non esitino a denunciare le scuole e i loro direttori per concorso in lesioni determinate dallo stato di malattia, e avviare le dovute azioni di risarcimento danni dinanzi al Giudice di pace.
Dal 15 dicembre un alunno che contrae l’influenza A in una classe frequentata da più di 25 alunni può chiedere i danni all’istituto scolastico attraverso una causa risarcitoria davanti al giudice di pace: la precisazione è del Codacons, che ha in questo modo commentato l’ordinanza emessa lo stesso giorno dalla la terza sezione del Tar del Lazio (presidente Speranza, relatore Brandileone) sul tema delle misure igieniche disposte dal ministero dell’Istruzione per far fronte all'ondata di influenza A nel nostro paese.
Secondo il Codacons vi sarebbero dei limiti alla circolare emessa dal ministero dell’Istruzione, di concerto con quello della Salute, appositamente per introdurre una serie di misure igieniche preventive. Nella stessa si raccomandava il lavaggio delle mani, l’allontanamento da scuola in caso di malattia e alcuni consigli per evitare i contagi in aule affollate. E su quest’ultimo punto, le classi cosiddette “pollaio”, il Tar, attraverso l’ordinanza ha escluso la possibilità di arrecare un danno grave ai ragazzi e alle loro famiglie: a patto però che “il numero massimo di alunni per ogni classe – hanno spiegato dal Tribunale regionale del Lazio - rispetti il limite stabilito dalle leggi vigenti (art. 5 del D.M. 26.08.1992; art. 12 della legge n. 820 del 1971), ossia 25 studenti per aula”. Per i giudici del Tar "il danno lamentato alla salute e i rischi di ammalarsi non sono gravi e irreparabili fermo restando il rispetto delle prescrizioni delle garanzie sanitarie e correlate agli aspetti strutturali/ quantitativi delle classi".
La conclusione, per il Codacons, è che qualora ciò non accada, soprattutto nelle classi iniziali delle superiori dove esistono non pochi gruppi-classe composti da 30 e oltre studenti, "se un bambino o alunno si ammala di influenza in una classe in cui, contrariamente a quanto dispone la legge, vi siano più di 25 alunni, sarà possibile chiedere i danni allo Stato senza alcun limite".
L’associazione invita quindi tutte le famiglie a segnalare (via internet direttamente all’avvocato Carlo Rienzi o contattando le sedi presenti sul territorio) "i casi di figli ammalatisi in classi ‘pollaio’ costituite da più di 25 alunni ciascuna, poichè per ognuno di questi casi potrà essere inoltrata denuncia contro le scuole e i loro direttori per concorso in lesioni determinate dallo stato di malattia, e avviare le dovute azioni di risarcimento danni dinanzi al Giudice di pace". Per i gestori delle casse dello Stato arriva così un’altra minaccia da cui difendersi. Continua a leggere!
Pubblicato da
C.R.
alle
15:33
Etichette:
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